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Uguali un corno - IMPRESSIONS - Rivista digitale di critica della cultura
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Uguali un corno

Integrazione, o decostruzione? Melting pot, oppure Viva la differenza? Cioè: prevalenza, ideologica e pratica, di ciò che unisce, o di ciò che divide? La sociologia, spesso, pare astratta o moralistica o fantasiosa quando propone formule accattivanti senza badar troppo alla realtà. E la filosofia, secondo le mode, rovescia i messaggi suggestivi e quindi i consigli di comportamento. La realtà, invece, non pare sempre compiacente nell’ obbedire agli schemi e alle ipotesi teoriche, a quelle pie ilusioni che suonano tanto più fini se enunciate come wishful thinking o agonizing reappraisal… E per esempio, quella formula del melting pot che piaceva tanto, suonava elegantemente, e veniva incontro ai desideri delle anime più belle (crogiuolo di armoniose omogeneizzazioni nelle vaste metropoli Usa), viene adesso violentemente contestata da qualunque pensatrice femminista, da qualunque leader di comunità di colore, da qualunque esponente di minoranze d’ ogni genere, che rivendicano anzi la propria individualità, la propria specificità, la propria separatezza, di cui sono gelosi e fieri. Né più né meno come i diversi gruppi etnici che si battono contro i propri conviventi nel Medio Oriente, nei nuovi stati africani, nelle repubbliche sovietiche. Un bicchiere di vino o di birra Con le belle maniere, lo spiegavano già il romanzo e il film di Passaggio in India. Lo illustravano efficacemente le conseguenze dei passaggi italiani in Libia, Eritrea, Etiopia, Somalia, Albania, e Libano. Lo ribadiscono tutte le comunità extra-europee che si stabiliscono in Europa, contro ogni omologazione religiosa, contro ogni omogeneizzazione fra i tabù alimentari, contro ogni amalgama nelle tolleranze e nelle intolleranze, nei diritti e nei doveri, nei feticci e nei fantasmi dell’ anima…

I giornali americani stanno traboccando di queste rivendicazioni, di razza, di sesso, di colore, di età, che dividono in gruppi e gruppetti risentitissimi le università dove un paio di generazioni addietro si cercavano piuttosto piattaforme culturali comuni, oggi considerate oppressive perché propongono valori uguali per tutti, e dunque sempre repressivi per qualcuno: Shakespeare e Goethe e Beethoven nei confronti del Terzo Mondo o delle donne, Raffaello e Michelangelo e Rembrandt e Rubens nei riguardi della cultura musulmana, Adam Smith e John Stuart Mill inutili o pericolosi per i dieci o mille Vietnam. E dunque, tutti, da eliminare nei corsi di laurea, dove la consapevolezza politica si risolve nelle percentuali della lottizzazione: tot uomini per ogni tot donne, tot bianchi per ogni tot neri, tot sani, tot che rappresentano i vari disturbi, un tot per ciascuna provenienza etnica e cultura esotica… Simmetriche tendenze, comunque, vengono proclamate dagli integralismi islamici, nemici di ogni concessione o compromesso che possa inquinare l’ assolutismo dell’ intransigenza. E se la transizione delle mode accademiche dai marxismi ai decostruzionismi ha intensificato l’ ideologia della differenza nelle sedi teoriche più progressive, anche nella fraternizzazione popolare non sembra far passi avanti un vicinato con le offerte più tradizionali dell’ ospitalità occidentale (un bicchiere di vino, o magari di birra o di whisky; bacon and eggs dopo la funzione religiosa domenicale; dividere il panino al prosciutto col compagno di banco più povero…), se i vicini sono maomettani, e non si vuol rischiare la mancanza di rispetto. Tavole separate, in casa e in chiesa.

Del resto, l’ integrazione teoricamente negata nel decostruzionismo spicciolo, e condannata come eresia abominevole proprio da tutti i movimenti integralisti, appare correntemente rifiutata anche dove si ha in comune la religione e la lingua, il prosciutto e il vino. Lo dimostrano le statistiche del crimine, e i sondaggi d’ opinione in terre italiane che praticano i costumi barbarici. Tassi di massacro e di rapimento anche più elevati che nella vicina Jugoslavia, tipico esempio di melting pot non riuscito. Infatti, da noi, un musulmano ammazzato può ancora fare notizia o scandalo, mentre parecchi cristiani bianchi ammazzati ogni giorno da bianchi cristiani per spacciare la droga fanno per lo più statistica. (Ma l’ introduzione della cultura musulmana potrebbe incivilire i costumi nelle zone più feroci d’ Italia, come la Storia dice che avvenne un tempo in Sicilia?). Don Camillo e Peppone, dopo aver seminato disastri in un passato pieno di intolleranze feroci, certamente continuano ad auspicare una soluzione giusta (come se ci fossero dei cattivi che si divertono per le soluzioni ingiuste), mentre le madame dilettanti di politica, senza aver mai riflettuto sulle difficoltà di convivenza a Belgrado o a Belfast, con bombe, lanciano come una griffe di moda lo slogan della società multi-etnica, già grondante di sangue tutto intorno al Mediterraneo.

Ma se ciascuna etnia è giustamente gelosa della propria identità e della propria cultura (e nei Balcani, molto più duramente che in Lombardia), che cosa proporrà nelle convivenze europee accatastate? I propri modelli di vita a Beirut, Mogadiscio, Tirana, Bucarest, Dakar? O dovrà cambiare mentalità con uno choc culturale violento, volendo fare qualche passo oltre gli accendini ai semafori, e dunque (non essendo giapponesi) guidare locomotive, costruire abitazioni, riparare telefoni, fare analisi di laboratorio, svolgere pratiche a uno sportello con una fila di pensionati a cui dare spiegazioni? Chi sarà il più vero razzista, allora? E le valanghe di parole che sono state buttate davanti ai dieci o ventimila albanesi senza sbocchi professionali perché senza preparazione tecnica (uno per famiglia, pensi lo Stato a tutti per sempre, ma quali promesse aveva fatto l’ Italia?, ne avrà mica fatte delle altre che non sappiamo?… aggiungiamo una branda nella stanza delle ragazze, ordiniamoli sacerdoti, arruoliamoli nell’ esercito, assumiamoli negli studi d’ ingegneria e nei gabinetti medici…), si potranno applicare tali e quali nei confronti dei prossimi due o trecentomila jugoslavi sulle banchine e ai semafori? Sulla rappresentazione falsata della realtà, e sugli errori degli strumenti che dovrebbero servire a conoscerla, una grossissima importanza e colpa va riconosciuta (come ognun sa) ai disturbi del linguaggio, che riflettono le malattie delle idee. E non solo fra noi, dove si rapiscono i cittadini come bestie e si ammazzano anche i ragazzini davanti alla scuola, e dove però una straordinaria delicatezza nella reticenza linguistica (non vedente, portatore di handicap, extracomunitario…) non è riuscita a trovare neanche una perifrasi per ladro e assassino, e quindi ha addirittura lasciato cadere i termini. Tanto vero che anche nel caso di delitti particolarmente efferati (Moro, Pasolini, ecc.), si sono versate alluvioni di compianti e perdoni, però non si è mai udita una parolina di biasimo per gli uccisori, nemmeno definiti cattivi. Il latin lover screditato Eppure, anche sul fronte della bontà e della pace, con tutto l’ amore per il prossimo, venendo spinti a praticarlo ed essendo noi latini, mai si arrivava più in là di espressioni oggi assai screditate come latin lover, istituzione tipicamente effimera perché veniva abbandonata dopo ogni settembre. E inoltre ma questo è un tema di riflessione per femministe se questo amore pacifico fosse stato manifestato da una lover italiana per un vichingo o altro, quante disapprovazioni inique avrebbe attirato sulla donna?

O quali indulgenze pelose circa le sue eventuali fantasie di stupro? (Lo si fa trillare, questo campanello, perché a Roma o a Rimini ancora non è frequente come a Londra e a New York la bianca a passeggio col nero. Ma i bacetti inter-comunitari o no in pubblico potrebbero diventare un tema densissimo, come se non bastassero già gli altri. Campagne pubblicitarie per un San Valentino di bacetti inter-razziali come le magliette? Spumanti analcoolici per brindare alla fratellanza nei vari ghetti, evitando le bibite multinazionali dalla connotazione troppo capitalistica?). Le riviste americane vanno esponendo una quantità di innovazioni linguistiche ormai di prammatica nelle università politicamente corrette, cioè attentissime ai rapporti fra Parole e Cose. Le ragazze, non più girls, termine diventato troppo condiscendente, bensì pre-women, ossia predonne. E le donne, non più women ma womyn, per togliere dall’ interno della parola femminile quel men che può rammentare fastidiosamente gli uomini. E se gli studenti, rimandando la laurea, invecchiano sul campus ideologico, diventano studenti di età non-tradizionale. Possono tuttavia essere accusati di etatismo, in quanto maschi di mezza età oppressori dei più giovani e dei più vecchi. Se per qualunque categoria studentesca o umana si adoperasse uno solo fra gli aggettivi correntemente usati contro i nostri lumbard, ci sarebbe un blocco di tutte le attività didattiche, e assemblee permanenti nel campus. Simmetricamente all’ avanzata dell’ eufemismo e della metafora, come in età vittoriana quando pressoché ogni sostantivo poteva suonar sconveniente, sembra di assistere (almeno da noi) alla ritirata della satira?… Era trasgressiva e irriverente, si autodefiniva con soddisfazione impietosa, si vantava della propria cattiveria, tutti la approvavano in nome del Male, nessuno si sarebbe permesso di mancarle di rispetto… Oggi non esce più dal poligono del tiro a segno sui pochi fantocci autorizzati, e va riducendosi la lista chiusa dei bersagli superstiti.

Fra i nuovi disturbi e i deliri della società contemporanea, preferisce non avventurarsi, data l’ intolleranza aggressiva e crescente di chi salta su come rappresentante di piccoli gruppi. Si può caricaturare un ministro in forma di nano o di gobbo, se è vecchio e se si è sicuri che non ha mai reagito male. Ma chi direbbe, cortesemente, nano o gobbo a chicchessia come una volta al varietà? Chi oserebbe definire non solo drogato un drogato, ma facchino un facchino in una notizia di cronaca?… Discorsi impietosi nei bar O non tremerebbe a lanciare su una piccola minoranza permalosa una piccola parte (appunto) degli oltraggi e dileggi rovesciati contro la popolazione lombarda, che lascia perdere? (Le nozioni stesse di maggioranze e minoranze possono anche vacillare come illusioni della ragione, quando per esempio il Cremlino sostiene i diritti della minoranza russa entro la maggioranza lituana che è minoranza entro l’ Unione sovietica: L’ Orso e la Matrioska, una favola inedita di Fedro?). Sembrano più trasgressivi e impietosi i discorsi correnti nei bar: se si ammazza un ministro con scorta, vabbè, ci si pente e si esce in tempi anche brevi, e nessuno ti rimprovera o critica. Ma se si ammazzano un paio di ambulanti o di tifosi nemici, o si fa fuori un alien, quanto poi ci vorrà per uscire a prendere la laurea, non avendo finito le elementari perché si era già killer? … Quali insegnamenti sull’ integrazione si potrebbero ricavare ancora dall’ esperimentopilota in materia di meltingpot, e cioè Beirut? E quali ammaestramenti in materia di arrendismo, in un Paese dove le vittime italiane per mano di italiani sono (al giorno) più numerose che in tutta la guerra del Golfo, e dove gli eroi nazionali sono i piloti che hanno preso più botte?… … E man mano che arriveranno i milioni di profughi dal comunismo europeo, annunciati e affamati ed extracomunitari come i fratelli di colore, quali considerazioni pratiche e non astratte da dibattito per presentazione di volumetti, potrebbe fornire la sinistra che da tanto e con tante parole intrattiene l’ Italia sui nomi e le targhe e non sulla sostanza del proprio fenomeno?…

Riuscirà il Pds, con le sue prese di posizione e le sue dichiarazioni, a fare qualche cosa di positivo e concreto per i profughi rovinati dai partiti comunisti nel Nord e nell’ Est europeo, e in cerca di assistenza nel Sud dell’ Italia? E il pool italiano di aziende pubbliche e private già all’ opera per ricostruzione di Kuwait City, sarà capace di ricostruire almeno qualche parte altrettanto sfasciata della città di Roma? … Ma non sarà politicamente scorretta e riprovevole soprattutto la letteratura poliziesca e giallistica, tanto indifferente (come del resto la cultura fumettistica) alla fame nel mondo, ai rigurgiti razzisti, ai problemi del post-comunismo, del femminismo, del pacifismo, della tossicodipendenza, della disoccupazione, ecc?… Sarà stato infine liberatorio scrivere sui muri della scuola tanti Abbasso la cultura del sistema in fila, e poi a casa non perdere neanche un minuto del sistema TV?

(articolo di Alberto Arbasino, pubblicato da “La Repubblica” del 4/10/1991)

Rubina Mendola

Critico e pamphlettista, si è laureata in Filosofia a Palermo. I contesti filosofici della sua formazione sono il pensiero nietzscheano e le tangenze tra pensiero kantiano e wittgensteiniano, l’epistemologia, il pensiero analitico, la filosofia della scienza e del linguaggio. Si occupa di filosofia, critica cinematografica, new media e letteratura. In passato si è interessata alla storia dell’arte e all’estetica. Ha scritto per il Notiziario Bibliografico (casa editrice Il Poligrafo-Padova), per alcune riviste online (Kill Surf City, Iovo.it, Rapporto Confidenziale) e per il quotidiano La Repubblica (Palermo). Ha pubblicato alcuni saggi e articoli per Mimesis e Franco Angeli. Il 29 Ottobre 2015 ha fondato Impressions, la rivista online di critica culturale.

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