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I cinque orrori domestici più comuni quando non si consulta un architetto - IMPRESSIONS - Rivista digitale di critica della cultura
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I cinque orrori domestici più comuni quando non si consulta un architetto

di Giovanni Giannone

 

Quando il Caso, profittando dell’umana goffaggine elargisce traumi richiedenti cure che vanno oltre qualche goccia d’acqua ossigenata e un cerotto, pochi intraprendenti sono disposti a emulare il fai da te alla Rambo: in questi casi ci si affida ai medici. Dalla culla alla tomba, beneficiare di coloro che per formazione ed esperienza hanno acquisito una specifica téchne è vizio di cui – giustamente – l’umanità sembra non poter fare a meno. Per imparare si fa appello alle competenze dell’insegnante, per questioni legali si consulta l’avvocato, per sopravvivere al diritto tributario il commercialista, per morire con dignità si richiedono i servigi dell’impresa funebre. Le regole però, si sa, esistono per innescare la scintilla della trasgressione: è così che, quando giunge il momento di dar forma a quel confortevole angolo di mondo che è la “casa dei nostri sogni”, a nessuno salta in mente di ricorrere all’architetto.

Le qualità che la vulgata considera tipiche del ‘bravo’ architetto sono buon senso e creatività: facile anche per una parrucchiera, dunque, vestirne i panni.

Le qualità che la vulgata considera tipiche del ‘bravo’ architetto sono buon senso e creatività: facile anche per una parrucchiera, dunque, vestirne i panni. Ogni individuo, in fondo, possiede sia del raziocinio per valutare il necessario che quel gusto per il superfluo noto come fantasia, idoneo a rendere accattivanti le algide soluzioni del calcolo con quel nonsoché a metà strada tra eleganza da antiquariato e kitsch da opera d’arte contemporanea. Con l’architettura degli interni è un po’ come con l’arte dal dopoguerra a oggi: «lo so fare anch’io», è solito affermare con sufficienza il padrone di casa medio. Gli architetti sanno bene come sia all’ordine del giorno imbattersi nei disastri di questi analfabeti dello spazio. Quante volte hanno dovuto far ricorso a tutta la diplomazia di cui erano capaci per fronteggiare l’imbarazzante domanda, «cosa ne pensi, tu che sei architetto»?

Lasciando da parte le vette olimpiche degli spiriti più fini (quelle minoranze che detengono capitali in quantità per onorare le idee dei talenti più arditi), si presentano qui i cinque orrori più comuni della mediocrità domestica ‘fai da te’.

1) Il Colosseo in una stanza

Giammai un soggiorno assurgerà al rango d’architettura senza che almeno un arco intervenga a movimentarne il perimetro! Ultimo fastigio del minuscolo atrio d’ingresso all’abitazione, o invito all’angusto corridoio: un bell’arco è sempre l’ideale per evitare la banalità plebea di un architrave orizzontale e assicurare nobile personalità allo spazio. Che importa se poi, nel 99% dei casi, sarà formalmente schizofrenico rispetto all’ortogonalità dei telai strutturali in calcestruzzo di cemento armato? Perché lasciarsi intimorire dai maggiori costi di realizzazione di un’orrenda porta a tutto sesto? Pronti a tutto, dunque, purché la poesia della curva assicuri il necessario decoro allo spazio più rappresentativo della casa!

2) Pizzeria da Franco

Tranne che negli appartamenti dove l’estro creativo dona in cornucopia i frutti più sugosi, grazie al cielo accade di rado che la stanza da pranzo non sia attigua alla cucina. Non si pretenda, però, che rimanga in piedi quel tramezzo che separa i due ambienti: in nessun caso agli odori delle pietanze – poesia degli antichi sapori – sia impedita la libera diffusione! L’arte più ‘sopraffina’, nemica delle costrizioni, comanda che in questi casi si trasformi la ragionevole condizione di prossimità in lirica continuità spaziale tra fornelli e luogo del desco. I tesserati dell’Ikea demanderanno alla leggendaria ‘isola’ il compito di mediare il passaggio dal cantuccio operativo delle cotture a quello meditativo delle degustazioni. Coloro che la sanno veramente lunga, poi, opteranno per un prestigioso muretto ad altezza d’anca ideale per l’aperitivo, più o meno rusticamente rivestito. Per scongiurare un certo retrogusto di pizzeria che taluni malpensanti potrebbero subodorare nell’angolo cocktail, basterà adornare il lacerto murario con un paio di sgabelli tra i più perversi che il design abbia mai concepito.

3) Porn-wall

Gli edifici dei centri storici hanno spesso origini costruttive modeste, constando di opere murarie in mattoni o conci di pietra ammorsati per resistere, ma non sempre per essere ‘veduti’. Se, un tempo, stalle, magazzini e parche botteghe potevano ostentare anatomie spregiudicate, in caso di abitazione non si disdegnavano lisci e candidi rivestimenti di economicissimo (ma nobilissimo) intonaco. Oggi invece, l’animo sensibile e colto di chi lascia che sia la massa ad abitare il cemento armato, crede di possedere gli strumenti culturali per scegliere di vivere nella parte più lapidea della città e per capire che, sotto la praticità dell’intonaco, si celano tesori inestimabili tutti da scoprire. La praticità della superficie liscia e bianca, allora, diviene un sacrificio cui assoggettarsi volentieri: a patto che, qua e là (in corrispondenza magari d’un arco o piattabanda che abbia perso da tempo la funzione strutturale), la muratura si conceda alla vista in tutta la sua prorompente eroticità. Quando possibile, perché rinunciare ai piaceri del voyeurismo architettonico che fa tanto ‘soprintendenza’?

4) Questa sera si recita a soggetto

“La masseria dello zio è meglio della Vittoria alata di Samotracia”. Si sa che un pavimento è più chic se rivestito in parquet. E che una parete è più bella se realizzata – o almeno rivestita – con pietra, mattone, oppure (perché no?) legno. Attenzione però alle ammorsature degli elementi! Se si è un vero intenditore, bisogna esigere che gli elementi siano disposti a imitazione di un assetto strutturale. Ci si può davvero sbizzarrire: pietre in cucina a fingere il naos di un tempio greco, mattoni in soggiorno (meglio ancora se in un solo lato della stanza, in contrasto col resto!) a simulare un cantuccio da terme romane, doghe di legno nelle stanze da letto a inscenare intime notti norvegesi. E non ci si disperi troppo se pietra, mattoni e legno hanno costi che non incoraggiano il naufragar verso orizzonti esotici. Finti muri portanti realizzati con finti materiali: si può fare!

5) Diagonale è bello

Un metodo sicuro per rendere monotona una stanza? Ma naturalmente, disporre i rivestimenti pavimentali in modo ortogonale alle pareti! Parchetti e piastrellati messi in opera a 45 gradi sono l’autentica panacea per la noia domestica. Da tempo, peraltro, è noto come le tessiture oblique facciano sembrare gli ambienti più ampi di quanto siano.

Postilla

Se, giunti alla fine dell’articolo, vi rattrista prendere atto di esservi sempre tenuti lontani da cotanta sapienza, rasserenate l’animo dando il giusto plauso all’eleganza delle vostre scelte minimaliste: vivere in un negozio d’arredi o in camere d’hotel vi rende di gran lunga più sobrii degli altri.


Immagine di copertina

(Fonte)

Giovanni Giannone

Si è laureato a Palermo in Architettura e ha conseguito il dottorato in Progettazione architettonica. Ha collaborato ai laboratori di composizione tenuti dal Prof. Gaetano Cuccia (Facoltà di architettura di Palermo). Si occupa di teoria della composizione architettonica, di storia dell’arte e di teoria della musica. Ha pubblicato per la casa editrice Caracol il saggio "Architettura e Musica: questioni di composizione".

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