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La passione per la differenza - IMPRESSIONS - Rivista digitale di critica della cultura
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La passione per la differenza

di Gery Palazzotto

 

 

Ci sono battaglie che si combattono perché, a un certo punto, è impossibile non farlo. A me ad esempio è cresciuto un senso di colpevole inadeguatezza quando mi sono accorto di recente – troppo di recente – di essere stato distratto sul tema dei diritti dei disabili. “Come ho potuto essere così insensibile?”, mi sono urlato dentro quando ho visto il video di quei due fratelli disabili abbandonati dalle istituzioni intervistati da Le iene. E allora ho deciso nel mio piccolo di mobilitarmi con quel poco che so fare: scrivere.

Il pretesto dei disabili mi serve per raccontare di un’altra epopea di distrazione collettiva: quella che ci ha portato a ignorare o sottovalutare il tema della tutela delle diversità.

In un graffito inciso da uno schiavo nei pressi della piramide di Giza è scritto: “Nessuno fu abbastanza arrabbiato da alzare la voce”. Nella terra in cui ancora la migliore parola è quella che non si dice, il silenzio è fratello di sangue di mille nefandezze. Per quanto tempo noi eterosessuali abbiamo usato il noi per marcare una distanza da voi omosessuali? Perché ci si è lasciati incantare dai pifferai del Family Day che esaltavano le gioie monogame del focolare domestico salvo poi trombarsi l’amante nel motel vista tangenziale? Come è potuto accadere che il gender diventasse un elemento di valutazione di una persona, tipo fedina penale?

Io mi sono fatto un’idea. C’entra la nostra indignazione prêt-à-porter, che scatta solo quando la moda commentizia chiama oppure quando un trend topic ci dà un aiutino. C’entra la pigrizia di un orticello che qualcuno ha coltivato per noi senza che mai ci curassimo di togliere le erbacce. C’entra una filosofia di sottrazione dalla sofferenza che ci ha messo al riparo dai disagi giovanili.

Penso alla mia infanzia, borghesemente avventurosa. E penso all’infanzia di un mio coetaneo omosessuale, con ostacoli dappertutto, paure fisiche, passi nel vuoto su un filo teso tra il sopravvivere e il confessare.

Dovevamo urlare tutti, prima. Senza contarci perché, come ha insegnato l’antropologa Margaret Mead, “non sottostimate la capacità di cambiare il mondo di un piccolo gruppo di persone determinate”.

Siamo in ritardo, ma per fortuna l’orologio del cambiamento non si ferma mai. L’unico tempo perduto che non va perduto è quello impiegato per capire che nella tutela delle diversità esiste solo un grande, omnicomprensivo noi.

Geri Palazzotto

Gery Palazzotto è nato a Palermo nel 1963, dove vive e lavora. È giornalista professionista dal 1989. È stato ghost writer, autore radiofonico e consulente di un grande gruppo editoriale italiano. Attualmente è direttore del settore Comunicazione Nuovi Media e Marketing del Teatro Massimo di Palermo. Ha lavorato fino al 2008 al Giornale di Sicilia come viceredattore capo delle cronache siciliane. Oltre a numerosi racconti, ha pubblicato libri come "Di nome faceva Michele" (Dario Flaccovio Editore, 2004), "Giù dalla rupe" (Dario Flaccovio Editore, 2006), "Fotofinish" (Einaudi 2012). Dal 2012 è editorialista dell’edizione siciliana di Repubblica con la rubrica Trentarighe. Ha diretto dal 2010 al 2013 il sito di Palermo.it col quale ha vinto nel 2012 il Premio Francese per l’informazione online. Ha un blog personale dal 2006: gerypalazzotto.it.

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